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sabato 29 novembre 2008

Evviva la coerenza.

Evviva la coerenza.
Mi sconvolge come questa virtù sia quanto mai sconosciuta o ignorata dalla maggior parte delle persone. La coerenza è uno stile di vita, è un comportamento che si sposa con la dignità e con l’etica, è lo specchio di quello che siamo e ci caratterizza agli occhi di chi ci guarda.La coerenza è sicuramente una virtù che non alloggia nella maggior parte degli uomini politici che vivono giornalmente di compromessi e di povertà di valori. Lo stesso possiamo dire dell’ambiente sindacale nel quale ritroviamo casi eclatanti di una carenza spaventosa di questa virtù.Mi ero occupato dell’argomento in passato e precisamente il 24/10/2007 quando in una e-mail dicevo: …….. così come succede nel mondo del calcio esiste un Sindacatomercato. La similitudine è alquanto impressionante. La FISI Federazione Italiana Sindacati Italiani ha diramato le date dei mercati . E' proprio come nelle migliori squadre si susseguono i vari fuoriclasse che vengono contesi dalle varie società. Infatti è ormai consolidato il fatto che non esistono più campioni che manifestano attaccamento alla maglia. Lo vediamo anche ai nostri giorni, quando nostro figlio fà la raccolta delle figurine panini. Ci sono delle figurine con le sole maglie delle varie squadre, destinate a quei giocatori che nel mercato di riparazione di Gennaio possono cambiare team. Ebbene anche nel mondo sindacale assistiamo ad una vera e propria campagna acquisti. Vedrete quando si renderanno pubbliche le candidature (ci si riferiva alle liste per le imminenti elezioni per il rinnovo della R.S.U. al Comune di Palermo) nelle varie liste, personaggi che prima erano in un sindacato e poi li trovi in un altro (magari lo stesso ne parlava male sino a ieri). Oppure ancora peggio tu voti un collega in un sindacato e domani te lo ritrovi in un altro sindacato da te detestato…….
Oggi osserviamo un grande esodo di sindacalisti da un sindacato all’altro. Ma questo perché avviene? Se avete un po’ di pazienza ve lo spiego. Ci sono due tipi di sindacato il sindacato per missione ed il sindacato per mestiere. Il primo è quasi sparito ( dico quasi perché ancora, senza paura di essere smentito, nei COBAS viene praticato), mentre il secondo prolifera a meraviglia perché alimentato da individui (e ce ne sono moltissimi) che vedono nelle organizzazioni sindacali un valido metodo per avere tutele, potere, interessi personali e possibilità di non far nulla. Ma questi privilegi si possono avere in tutti i sindacati? NOOO, solo in quelli che sono rappresentativi, solo quelli hanno il potere di nominare a proprio piacere responsabili, dirigenti, segretari, delegati, presidenti e via discorrendo. Ecco che nelle fila di questi sindacati Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Dicaap, Csa e altri, che non ricordo o non conosco, si affollano di sindacalisti che si fregiano di difendere i lavoratori. Sicuramente in questi sindacati ci saranno persone corrette che sentono la missione, ma purtroppo io, nel mio ambiente, ne conosco pochissimi per non dire nessuno. La mia piccolissima esperienza nel mondo sindacale potrebbe essere distorta da una parziale conoscenza dell’ambiente, ma per quel poco che ho potuto vedere e sentire mi conferma quanto detto. Quindi nel caso in cui un sindacato perdesse la rappresentatività cosa succede? Niente perché coloro che fanno parte o che addirittura sono i leaders di questi continueranno a credere nei valori e nel progetto del proprio sindacato. Balle faraoniche. Sapete cosa fanno? Abbandonano la nave. Avete capito bene, siccome perdendo la rappresentatività non potranno più continuare a godere dei privilegi e delle tutele sindacali transitano in un sindacato confederale portandosi dietro gli iscritti in modo da poter contrattare una carica all’interno del nuovo sindacato. Ma cosa importa degli ideali, del progetto, degli iscritti, di tutti coloro che hanno creduto nella persona, niente è più importante degli interessi personali. Come si può passare da una parte all’altra, confluire in una organizzazione che sino al giorno prima abbiamo condannato per i comportamenti scorretti, per le strategie anti-lavoratori e filo-amministrative, come si può calpestare la propria dignità cercando di giustificare la propria azione, mentre tutti sanno le vere motivazioni? A questi soggetti non importa nulla di quello che i propri colleghi di lavoro possano pensare di loro, a loro importa solo aver sistemato una propria posizione critica. La cosa che mi rattrista e che questi riescono a gestire gli esseri umani come greggi di pecore. Si contrattano le tessere per avere un incarico nel nuovo sindacato. Vergogna a chi si macchia di questa azione e vergogna a chi concede gli incarichi in base alle iscrizioni transitate. Loro sono il marcio e lo siamo anche noi quando non facciamo nulla per mandarli ‘affanculo. Se ognuno degli iscritti che si vedono proposta la transizione ad un altro sindacato riuscissero ad affermare la propria individualità opponendosi, vorrei vedere cosa contratterebbero questi signori “un bel fico secco”.Purtroppo dobbiamo ancora imparare ad avere coraggio, il coraggio delle proprie idee, il coraggio di esprimere il proprio giudizio critico , il coraggio di rinunciare ai privilegi provenienti dagli inciuci, il coraggio di pretendere il rispetto delle regole, il coraggio di guardare i propri figli negli occhi e dire – io cercherò di cambiarti l’attuale schifoso mondo per non obbligarti domani a dover sottostare alle lobby di potere, il coraggio di essere liberi.
Evviva la coerenza.
CiccioSpena (RSU COBAS Pubblico Impiego Palermo)

domenica 16 novembre 2008

ODDIO! La triplice si spacca.


Un terremoto quello che sta succedendo a livello nazionale nel mondo sindacale. Terremoto scaturito da strategie politico-sindacali che hanno il sapore di una pura strumentalizzazione delle problematiche.
Il riferimento è alle attuali accuse che si scambiano i vari leaders dei sindacati confederali a proposito di un incontro privato tra Berlusconi, Cisl e Uil escludendo dalla partecipazione la Cgil. Apriti cielo, Epifani accusa e spacca l'unione e proclama uno sciopero tutto Cgil. Bonanni e Angeletti replicano dicendo che non c'è stato nessun incontro o cena che dir si voglia e che questa è solo una scusa per poter giustificare uno sciopero solitario già preventivato da molto tempo, per motivi che assomigliano a chiare strategie esclusivamente politiche. Insomma come sempre la triplice dimostra che è più attenta alla realtà politica che sindacale. Per rinfacciarsi queste insinuazioni vuol dire che sono abituati a tali condotte e a certe logiche corporative. Un bell'articolo a proposito di questo è stato scritto da Massimo Giannini, editorialista di Repubblica, “Se prevale l'ideologia” nel quale osserva l'attuale scenario politico sindacale. Lo stesso dice “Inadeguato è il governo, ma inadeguato è anche il sindacato. La drammaticità del momento richiederebbe quello che un tempo si sarebbe definito un equilibrio più avanzato. Uno sforzo unitario, piuttosto che la ricerca di una distinzione. - le piattaforme rivendicative e le azioni di lotta di Cgil, Cisl e Uil, tanto più se frammentate e contraddittorie tra loro, finiscono per assumere una fisionomia fatalmente corporativa, che spesso tutela chi è già tutelato e magari lascia scoperto chi non gode di alcuna protezione sociale. - scelte scontate e probabilmente autolesioniste. Un grande leader sindacale come Luciano Lama non le avrebbe mai compiute."
Proprio un bell'articolo, nulla da dire. Purtroppo non esistono più le grandi figure sindacali di una volta, uomini con ideali fermi e con pulizia comportamentale che oggi non ha riscontro. La cosa più sconsolante è che sono cambiati anche le originali spinte che muovevano i vecchi sindacati. Deprimente perché tutto ciò è terribilmente riscontrabile anche a livello locale. Gli stessi confederali che si organizzano incontri segreti, dove decidere in combutta con le varie Amministrazioni il futuro dell'intera classe dipendente, calpestando la vera rappresentatività dei movimenti autonomisti o di base. L'Alitalia è il caso più eclatante e attuale. Un accordo portato avanti dalla CAI con sindacati confederali e Governo centrale. La base che continua a chiedere di potersi scrollare di dosso la dittatura di Cgil, Cisl, Uil e Ugl. Alcuni post fa abbiamo mostrato un paio di foto dove ritraggono dei dipendenti Alitalia con dei cartelli con su scritto: "Non ci rappresentate, non firmate." E' lo specchio della situazione attuale una triplice che con la loro rappresentatività contrattuale soffoca le vere esigenze dei lavoratori costringendoli a lottare oltre che contro i vari datori di lavoro, anche contro chi dovrebbe tutelarli. Proprio la Cgil prende le distanze da Cisl e Uil accusate di giocare in maniera scorretta e di escluderli dal confronto sindacale. Vergognosa la condotta Cisl e Uil (questa non è una novità), ma la Cgil si rende conto di ciò solo quando gli effetti dell’emarginazione sindacale vengono subiti da lei in prima persona. Se questo non è accettabile ideologicamente, e qui scendo a livello locale, ricordo agli stessi sindacalisti Cgil che il loro fare non si è discostato di molto da quello dei loro alleati. Dei loro colleghi confederali non ci stranizziamo, perché siamo ormai abituati ai loro comportamenti e poi il colore delle loro bandiere è diverso da quello delle nostre. Forse la Cgil questo lo ha dimenticato o meglio fa finta di non accorgersene.
Perché non si stranizzano o gridano al complotto quando l'amministrazione di Palermo si incontra segretamente con loro lasciando fuori altre sigle? Forse perché a loro interessa solo la loro presenza. Purtroppo la pulizia ideologica e la correttezza sindacale e comportamentale è un lusso che le sigle organizzate in maniera verticistica non possono permettersi. La cosa che non riesco a capire è che quando si lotta per qualsiasi problematica, gli accordi che poi alla fine si stringono sono sempre un compromesso. Un accordo di cui accontentarsi per non perdere anche quello (questo è quello che dicono alla fine di ogni accordo). E qui ritorna la strategia della paura che serve a manipolare e controllare le menti. E’ un sistema perfetto, a prova di bomba. Tanto alla fine sono loro che decidono per il futuro di tutti. Anche se la base non volesse subire un accordo non avrà voce in capitolo perché alla fine dovrà sottostare al volere di chi non vivendo e non essendo nemmeno parte in causa della problematica si siede ai tavoli delle trattative decidendo per altri. Ecco che le varie realtà locali e aziendali dovrebbero essere gestite sindacalmente esclusivamente dalle Rappresentanze Sindacali Unitarie, in quanto espressione diretta delle volontà lavoratrici. Che senso ha che al tavolo delle trattative comunali siedano e firmano (e con quale peso) le componenti sindacali decise dalle varie segreterie? Che senso ha che la vera volontà della classe lavoratrice è relegata ad un insieme di figure accomunate in una figura unica la RSU che viene ostacolata nel suo funzionamento sia dalle varie amministrazioni comunali, ma ancora di più dalle stesse segreterie sindacali dei confederali? Le segreterie hanno un grosso interesse affinché la RSU non funzioni perché formata da individualità a volte difficili da plasmare. Individualità che ricevendo il consenso direttamente dai lavoratori hanno un dovere morale verso questi ultimi. Rimangono in un certo modo legati al mondo lavorativo perché ne sono parte integrante. Difficilmente chi invece riceve “l’unzione” dalle segreterie, taglia il cordone ombelicale con i dipendenti, distorcendo la propria ideologia allineandosi alla linea impostagli.
Capite bene che l’interesse è estremo da parte dei Sindacati non perdere il loro peso a livello decentrato. Vogliono controllare tutto e noi permettiamo che questo avvenga senza opporre resistenza, ma forse un motivo c’è …………
CiccioSpena (RSU Cobas Pubblico Impiego Palermo)



domenica 9 novembre 2008

Siamo veramente liberi? (di CiccioSpena)

Quante volte abbiamo sentito dire e magari lo abbiamo detto anche noi “lo ha detto la televisione”. Questo è lo specchio di cosa siamo diventati. Questo straordinario, ma infernale arnese ha cambiato il modo di essere. Purtroppo di ciò ne sono convinti anche chi gestisce questi media e ancor di più ne sono convinti i potenti della terra. Se a questo potere aggiungiamo anche quello della carta stampata abbiamo fatto bingo. Siamo in una realtà dove non sappiamo più cosa è reale e cosa è finzione. Controllano le informazioni a qualunque livello e gestiscono le nostre vite. Un po’ pessimistica come visione, ma sono convinto che questo avviene. Una volta ho sentito una cosa che mi ha fatto rabbrividire, da parte di un famoso omino:” se un fatto, che è accaduto veramente, non viene menzionato, quel fatto in effetti non è mai accaduto”.Aveva perfettamente ragione. Noi siamo sicuri che tutta l’informazione che ci viene propinata dai media sia veritiera? Abbiamo molte volte giudicato una rete televisiva, un giornale di essere filogovernativo o partitico o fazioso, perché probabilmente lo ha esternato in maniera palese, ma il fatto più raccapricciante è che non esiste una informazione vera e obbiettiva. Non potremmo mai sapere le vere cause ed il vero svolgimento dei fatti di cronaca più eclatanti. Ovviamente mi riferisco per esempio all’11 settembre, ai crolli delle borse, alla ricerca sperimentale sulla medicina, alle varie politiche nucleari, alla globalizzazione commerciale. Tutto quello che noi sappiamo su questi argomenti è quello che i potenti vogliono farci sapere. Non potremmo mai capire come si sono svolti i fatti o ancor di più le ragioni che li hanno provocati.Sono convinto che i grandi accadimenti non avvengo così per caso, ma sono studiati a tavolino dai cosiddetti uomini potenti o meglio ancora da coloro che operano dietro le quinte. Perché tutto questo? Semplice per il potere e il denaro. Mi sono sempre chiesto se dietro i grandi sconvolgimenti ci sia una regia occulta, con l’intenzione di distogliere l’attenzione da avvenimenti o da direzioni importanti. D'altronde è una delle lezioni di base del prestigiatore, catturare l’attenzione dello spettatore in un punto lontano da quello dove avverrà il trucco. Quanto succede è una precisa strategia degli uomini dietro le quinte.Non vogliono che i nostri figli siano molto istruiti, non vogliono che noi pensiamo troppo ed ecco che il nostro mondo è pieno di divertimenti, di spettacoli, di trasmissioni televisive che ci bombardano con falsi ideali che ci inculcano mode inutili, modi di pensare e altro ancora. Questo per impegnarci le menti e per evitare di intralciare la strada degli uomini potenti. C’è gente che decide per noi e noi non lo sappiamo. Lo scopo principale è quello di impedirci di sviluppare un pensiero critico, in modo da non dover subire una inevitabile violenza, ma chiedere noi stessi di essere violentati. La paura e la divisione hanno indotto la manipolazione sociale e questo è servito ad allontanare definitivamente la gente dalla loro idea di realtà e di potere. Una evoluzione che continua da millenni, la religione, la razza, la patria, la classe e qualsiasi altra, ingiusta, forma di identificazione separatista; tutto questo è servito a creare una popolazione controllata, del tutto malleabile, nelle mani di poche persone. Le collettività saranno facilmente tenute in regime di schiavitù sino a quando non la smetteranno di separarsi da tutto ciò che gli sta intorno “Dividi e impera”. Il giorno in cui le persone prenderanno coscienza della loro forza individuale questo sistema, artificiale, comincerà a vacillare, diventerà instabile e incontrollabile sino alla sua distruzione. Quello che ci ha continuamente fregato è il fatto che siamo da sempre stati abituati ad evidenziare le diversità individuali , catalogare le persone, inserirle in una graduatoria virtuale e personale e quindi separarle da noi stessi. Uno degli esperimenti che faccio spesso (e questo mi sorprende ogni volta) è il fatto di trovarsi a contatto con un’altra persona ed accorgersi di quante assonanze ci siano, invece di percepire le diversità. Assaporare la complicità di condividere insieme gli stessi valori, vivere le stesse emozioni o semplicemente comprendersi.Quando il potere dell’amore supererà l’amore del potere, il mondo conoscerà la pace (Jimi Hendrix)In definitiva i nostri veri nemici siamo noi stessi. Non capendo che in natura niente e' immutabile e che nelle nostre stesse societa' e' insito il cambiamento, rimaniamo rigidi nei nostri convincimenti, attaccati ai nostri orticelli, paghi del nostro "andare" lasciandoci cosi', invece, manovrare e facendo il gioco di pochi potenti.
Ogni informazione viene manipolata a qualunque livello e molte volte dietro una verità apparente si cela il contrario della stessa.
CiccioSpena

sabato 25 ottobre 2008

E POI CI ACCOMUNANO AI COMUNALI. (riflessione di un vigile urbano) di CiccioSpena

L'assoluto silenzio, il tepore corporeo, la rilassatezza del corpo e dello spirito: il buio.
Il suono fastidioso di una sveglia. Ecco, che comincia un'altra giornata: ore 05.30.
E poi ci accomunano agli impiegati comunali.
Come un ladro infilarsi le ciabatte e trascinarsi in bagno, con cura per non disturbare chi ancora dorme. Vestirsi, prepararsi la borsa di lavoro e via. Oddio un contrattempo. Come faccio ad arrivare in autoparco all'interno della tolleranza di 15 minuti?
E poi ci accomunano agli impiegati comunali.
Un rapido sguardo all'ordine di servizio e lo smog ci attende con il suo caloroso abbraccio avvolgente. E poi ci accomunano agli impiegati comunali. Acqua, vento, sole, caldo, freddo, sabato, domenica, feste, sempre lì ad affrontare il fiume di lamiera che scorre lento, inesauribile e inarrestabile. Ma era proprio questo quello che volevo fare, da grande? Ma si, in fondo sono i primi tempi, la cosiddetta gavetta, poi cambierà. "Povero illuso, passerà tanto di quel tempo che non ti farai più la stessa domanda." - "Ti abituerai o, meglio, ti faranno abituare." Sono allo stremo delle forze, mi brucia il naso, ho le gambe pesanti , quasi quasi mi seggo un attimo . . . No! Non posso! Ho un atteggiamento formale da rispettare perché mi guardano tutti. Cittadini e sovraordinati. Che bello, un Regolamento tutto per Noi.
E poi ci accomunano agli impiegati comunali.
Ma cosa vuoi che sia, è un lavoro come tutti gli altri come quello di un qualunque impiegato comunale. Il tuo carico di lavoro, la tua bella programmazione e . . . mi viene quasi da piangere!Siamo attori del teatro dell'improvvisazione ogni giorno un copione non scritto, l'incertezza, la non staticità degli eventi. Bello e affascinante, ma alla lunga stancante e logorante.
E poi ci accomunano agli impiegati comunali.
Per fortuna che è finita la giornata. Una cosa è certa, come sempre ho accresciuto la quantità di veleni ed inquinanti all'interno del mio corpo. L'immagine riflessa del mio corpo non corrisponde al mio, essa raffigura un rapido invecchiamento non voluto. E lungo la rampa, divise in movimento con dentro uomini e donne mortificate da andamenti lenti e compassati, da fazzoletti anneriti, dalla rassegnazione che ci cammina accanto. Grigio è il colore che riesco a scorgere, grigio è il colore delle mie scarpe. Proprio in cima alla rampa vengo attratto da una luce. Mi volto e una macchina come tante altre entra in autoparco. Lucida, nuova, pulita con dentro uomini freschi, asciutti, sorridenti e multicolori, tranne uno: Il grigio. Oddio i Dirigenti! Ma allora è vero che non siamo abbandonati. Voglio sentire, ho tanta voglia di entusiasmarmi. Bla, bla, bla, bla, bla e ancora bla. Qualcuno mi bussa alla schiena e mi dice: su, si è fatto tardi, andiamo a casa. E' la rassegnazione che mi cinge le spalle e con lei lentamente mi allontano. Chissà se un giorno troverò il coraggio di colorarmi almeno l’anima.
E poi ci accomunano agli impiegati comunali.
(Lo spunto per questa riflessione mi è venuta in mente un sera quando uscendo dall'autoparco della Polizia Municipale ho visto la figura di una collega che con andamento stanco si avvicinava alla sua autovettura per fare rientro a casa. Ebbene l'aspetto quasi claudicante a certificare la fine di una giornata pregna di stress e di fatica mi faceva vedere oltre. A volte anche chi ti sta vicino non riesce a capire quanta sofferenza ci sia nell'affrontare una giornata di lavoro, così come la vive chi lavora in strada. Soltanto chi prova sulla propria pelle si rende conto. Ho sciupato troppo tempo a non vedere, ma sono fortunato a vivere, anch'io, queste esperienze da ormai 4 anni. Con questo mio scritto, probabilmente, non desterò le coscenze, ma posso giurare che mi impegnerò con tutte le mie forze, affinchè le condizioni lavorative possano essere migliorate.)
CiccioSpena

Noi artefici del nostro destino: Decidiamo noi per il nostro destino. di Filippo Macaluso


Siamo noi i responsabili del nostro destino con il nostro modo di essere e soprattutto con il nostro modo di fare determiniamo in qualche modo in nostro destino.Ne sono un esempio tutte quelle persone che con il loro agire hanno raggiunto, a dispetto di circostanze negative, risultati al di sopra dei limiti delle loro condizioni.Le decisioni che prendiamo oggi determineranno come vivremo nei prossimi anni. Riflettiamo su questo. Il presente è la base del futuro. Non aspettiamo che gli altri decidano del nostro futuro. Agiamo secondo le nostre convinzioni per avere un futuro come lo vorremmo.

venerdì 24 ottobre 2008

Antifascismo: la propaganda antisemitica nel periodo fascista

Il periodo fascista è stato caratterizzato da una propaganda antisemitica in cui si sosteneva il linea generale il razzismo. In questa propaganda si collocavano due organi decisionali in materia di razzismo: l’Ufficio Razza del Ministero della Cultura Popolare e la Demorazza del Ministero dell’Interno, oltre al GUF, che dipendevano direttamente dal Partito Nazionale Fascista.Attraverso questi mezzi veniva propagandato l’antisemitismo, ognuno diffondeva le proprie idee di razzismo.In questo periodo si susseguirono diversi scontri fra gli uffici decisionali della propaganda antisemita che evidenziano come i personaggi coinvolti nella propaganda antisemita erano fra loro spesso in contraddizione.All'epoca, di rilievo il sabotaggio degli uffici decisionali a due riviste appena nate: Il diritto razzista di Stefano Maria Cutelli e la rivista Sangue e Spirito di Julius Evola, considerate dannose e fuori luogo.La propaganda aveva il fine di acquisire consensi nell'alterare le coscienze degli italiani, rispecchiava chiaramente ciò che stava avvenendo in Germania: riuscire ad associare nelle menti della gente comportamenti di assoluta atrocità a giuste cause per il bene di ciò che era più caro: financo si associò l'ebreo al diavolo o al pedofilo che insidia i nostri figli e violenta le nostre donne.Le riviste predisposte alla propaganda antisemita, dal 1938 al 1943, sono state:- La difesa della razza;- Razza e Civiltà;- Il diritto Razzista;- Il problema ebraico;- Razzismo;- Razza.Ognuna con le proprie ragioni, ed in misura diversa, hanno assolto al loro compito: propagandare l’antisemitismo.
Filippo Macaluso

giovedì 23 ottobre 2008

La cultura organizzativa del Corpo di Polizia Municipale di Palermo, di Filippo Macaluso

La cultura organizzativa del Corpo di Polizia Municipale di Palermo.
Quante volte ci è capitato di desiderare un mondo migliore? A me tante volte! E penso che, almeno una volta, anche voi abbiate riflettuto su un mondo desiderato. In fondo siamo dei fanciulli e desideriamo vivere felici. Chi più, chi meno, sono questi i nostri sogni. Da grandi la coscienza di ciò che ci circonda modifica e limita i nostri sogni, ma continuiamo a sognare e a desiderare di vivere in un mondo a noi gradito. Inconsciamente non facciamo altro che mettere a confronto la nostra cultura, radicata nella nostra mente dai valori acquisiti nell’infanzia e modificati nella crescita, dalle credenze, dalle capacità, dai sentimenti, con quella che ci viene imposta dall'ambiente in cui ci muoviamo. E se i valori che si scontrano sono in conflitto ecco che, spontaneamente, esprimiamo un disagio interno: ansia, attacchi di panico, nervosismo, stress, sono alcuni effetti di questo vivere oggi in un ambiente troppo frenetico e lontano dai nostri valori: dalla nostra cultura.In questo approccio, nella società di oggi, gli uomini si dividono :
- in coloro che sono cresciuti già con uno spirito di adattamento che gli consente, senza scrupoli, di adattarsi a tutto, e su tutto se ne fanno una ragione: "il mondo è così, è degli opportunisti, è di coloro che sono più furbi, ed io devo essere, in questo, più bravo di tutti", o semplicemente, tirano a campare;
- altri, cresciuti con valori etici non riescono ad adattarsi ad una cultura in cui non si riconoscono e ne subiscono gli effetti, spesso, con l’isolamento.
Io sono convinto che la strada giusta sia quella dell’elevazione dei valori etici di moralità e di umanità, ma è solo una mia convinzione. Questo aspetto della vita di ogni individuo che può apparire di rilevanza prettamente personale ha, invece, una importanza di rilievo nelle organizzazioni aziendali, oggi, particolarmente attenzionato da quelle di successo. E' sempre di più un obiettivo, la ricerca di una più ampia condivisione della cultura organizzativa da parte dei dipendenti. La cultura di un’organizzazione è l’insieme di valori, convinzioni, conoscenze e modi di pensare, che mira ad avere la massima coesione dei membri.In alcune aziende la cultura organizzativa è talmente proiettata all’accumulo dei profitti che perfino gli elementi etici sono visti come degli ostacoli, per una logica degli affari: pur di raggiungere l’obiettivo, qualsiasi mezzo è giustificato, anche quello di calpestare ciò che eticamente dovrebbe essere giusto per definizione. La condivisione della cultura all’interno di un’organizzazione è, chiaramente, alla base della sua efficienza e del suo successo, in quanto fornisce ai membri un senso di identità e genera impegno nei confronti delle finalità su cui si fonda l’organizzazione. E’ abbastanza ovvio che solo condividendo la cultura dell’organizzazione i membri si sentirebbero spronati al raggiungimento di obiettivi in quanto li sentirebbero propri per il senso di partecipazione in loro generato. Addirittura avere la stessa cultura porterebbe i membri della base a essere volano di energie dal basso verso l’alto utili perché provenienti da fonti dirette.Conoscere bene la cultura organizzativa di un’azienda è fondamentale per apprendere le problematiche legate al grado di soddisfazione dei suoi membri e ai risultati di efficienza. Dopo questo excursus, sul concetto di cultura e sull’importanza che nelle aziende ci sia la maggior coesione nel condividerla, vorrei adesso analizzare la cultura organizzativa presente nel Corpo di Polizia Municipale di Palermo e come è cambiata negativamente negli ultimi anni. Il Corpo di Polizia Municipale nei suoi anni ha subito profondi cambiamenti che ne hanno modificato radicalmente i profili applicativi e relazionali interni.Fino all’anno 1997 gli operatori della Polizia Municipale erano strutturati su una base organizzativa sostenuta da un equilibrio relazionale interno legato all’anzianità. Tale circostanza generava nei dipendenti un senso di identità, più o meno grande, nei confronti dell’organizzazione interna. Questo determinava un senso di responsabilità nel riconoscere il proprio stato di subordinazione nei confronti del proprio collega più anziano, ed accettato di buon grado perché percepito giusto. Anche i profili applicativi e le relazioni esterne erano improntate alla condivisione di una cultura organizzativa che rifletteva quella del leader del capo settore. Un leader diventato tale e che riceveva la stima dei membri a lui subordinati per l’esperienza professionale maturata negli anni e per i profili umani che è semplice riconoscere in un collega anziano per la naturale associazione alla figura del fratello maggiore o del padre. Tutto questo dava, nonostante le difficoltà in ragione di una molteplicità di problematiche interne, senso d’unità. Nel 1997 un concorso interno e una infelice strategia determineranno un cambiamento della cultura organizzativa che non sarà più condivisa dalla maggior parte dei lavoratori, soprattutto dai Cobas. Principalmente, le cause che hanno determinato questo cambiamento della cultura organizzativa sono due:
- l’amministrazione comunale fa transitare dal comune dei dipendenti che prendono il posto dei capi settore, fino ad allora i veri leader, con grado superiore, riconosciuti tali dai lavoratori;
- riorganizza il corpo di polizia municipale con dei concorsi interni a titoli dove viene penalizzata la componente di anzianità che fino a quel momento era stata l’anello di sostegno più forte della struttura organizzativa; Gli effetti sono stati deleteri, per :
- un netto calo della professionalità, perché ovviamente chi passava dal comune al corpo di polizia municipale non poteva avere la competenza specifica di chi, invece, aveva potuto contare sull’esperienza maturata in anni di attività;
- un conflitto interno nei rapporti tra i dipendenti, dovuto principalmente all’inversione di ruoli: chi era stato in sottordine adesso ordinava e chi ordinava adesso era in sottordine.Un concorso interno che a fronte di una conquista, più per compromessi sindacali che per altro, e successivamente pagata anche a caro prezzo, ha creato nei rapporti interni un intreccio di ruoli. Questa situazione negli anni successivi è sempre più peggiorata anche per il nuovo sistema organizzativo in cui i dirigenti sono contrattualmente vincolati alla politica, e quindi in qualche modo da questa condizionati, oltre alla negativa circostanza che adesso non tutti i dipendenti sono uguali di fronte l'amministrazione. La maggior parte degli operatori in questa nuova cultura organizzativa con valori discriminanti ed ingiusti non si riconoscono: non condividono i valori espressi, il modo di pensare e di agire. E’ una cultura debole perché non ha il consenso generale, è limitato solo ai membri che in qualche modo appartengono al clan politico-sindacale creato per il raggiungimento e la gestione del potere su cui si basa l’organizzazione della polizia Municipale.I COBAS P.I. di Palermo, chiaramente, non condividono questa cultura di clan che attribuisce prerogative solo ai suoi membri di appartenenza e tende a tutelarli favorendoli nei percorsi interni di carriera.Vorremmo una cultura di clan, sì, ma concentrata sul coinvolgimento e sulla partecipazione di tutti e caratterizzata su principi di pari opportunità e di giustizia, su valori umani come prendersi cura dei dipendenti, delle loro esigenze e della consapevolezza dei disagi in cui essi si trovano; favorire la comunicazione e le relazioni tra la classe dirigenziale e i dipendenti per assicurare che dispongano di ciò che a loro necessiti per aiutarli a essere soddisfatti e allo stesso tempo produttivi.
Filippo Macaluso