venerdì 24 ottobre 2008

Polizia Municipale di Palermo - Informazione sulla Sorveglianza Sanitaria: riunione del 15/10/2008

Obiettivo prioritario dei Cobas - Settore Sicurezza e Salvaguardia dei Lavoratori - è di avere una sorveglianza sanitaria con protocolli chiari che sia efficace nella prevenzione e nella protezione dei lavoratori.Si informano tutti che domani giorno 15 ottobre 2008 è prevista una riunione voluta dal comandante Dott. Nunzio Purpura per chiarire alcuni aspetti riguardante la sicurezza dei Vigili Urbani di Palermo.In tale occasione, invitati anche i Cobas, sarà un occasione per porre ai Medici Competenti e al Responsabile della Sicurezza alcuni quesiti sulla sorveglianza sanitaria, in particolare sul procedimento di sospensione dell’indennità di P.S.Sul link sorveglianza-sanitaria-aspetti-salienti troverete l’articolo sulla sorveglianza sanitaria in cui potete ricavare alcune utili considerazioni, oltre a conoscere a riguardo la posizione dei Cobas.Sul Blog seguite gli aggiornamenti.PALERMO 17.10.2008. La riunione di cui sopra è stata spostata a data da destinarsi a causa della vertenza in atto sulla turnazione.

SPALLITTA: in Consiglio l'ennesima variante al piano regolatore

COMUNICATO STAMPASPALLITTA: approda in Consiglio l’ennesima variante al piano regolatore.Nadia Spallitta, consigliere comunale del gruppo Un’Altra Storia – ha dichiarato:Approda in Consiglio una variante urbanistica su una estesa area di 16.000 metri quadrati nel quartiere di Borgonuovo di proprietà dello IACP (istituto autonomo case popolari), per realizzarvi un mini autodromo. Siamo contrari a questo atto, intanto, per i numerosi profili di illegittimità e poi perché non risponde a nessun interesse pubblico di questa parte del territorio. Infatti, lo IACP non ha alcuna competenza in materia e l’area è stata già ceduta in affitto ad un privato, per cui la variante sarebbe fatta ad hoc per il soggetto futuro gestore del mini autodromo. Inoltre, alla proposta non viene allegato alcuno schema di convenzione, per cui il privato concessionario, ad oggi, non ha alcun vincolo né limiti nella utilizzazione e gestione dell’area (oggi verde agricolo) che, pertanto, viene di fatto sottratta anche alla utilizzazione per servizi pubblici. Sotto questo profilo, tra l’altro, non è chiaro se gli standards urbanistici e la quantità minima di servizi necessari a questa parte del territorio sia mai stata rispettata. Non ultima considerazione, la circostanza che quello del mini autodromo è un costoso sport amatoriale a pagamento che non arrecherà alcun vantaggio e beneficio ai tanti ragazzi di un quartiere così degradato quale Borgonuovo, ai quali l’Amministrazione, invece, dovrebbe garantire attrezzature sportive gratuite, campi sportivi e di calcetto che nell’area mancano del tutto, avviando un processo di recupero sociale e territoriale che non è sicuramente la finalità di questa ulteriore variante al piano regolatore.
Palermo, 2 settembre 2008
Nadia Spallitta – gruppo Un’Altra Storia

Nadia SPALLITTA: su emergenza casa meglio avvalersi di procedure alternative.

COMUNICATO STAMPASPALLITTA
Su emergenza casa meglio avvalersi di procedure alternative.Nadia Spallitta, consigliere comunale del gruppo Un’Altra Storia – ha dichiarato:A mio avviso la questione relativa alla emergenza abitativa non può più essere affrontata con il costoso ricorso agli alberghi, mentre dovrebbero avviarsi procedure alternative che comprendano anche il reperimento di immobili da affittare. Ad esempio, potrebbe intraprendersi una azione congiunta di tutte le Amministrazioni pubbliche che, in qualche modo, detengano e possiedano gli immobili utilizzabili per fini alloggiativi. Mi riferisco, in particolare, agli organi di amministrazione della giustizia, con i quali il Comune potrebbe stipulare protocolli di intesa per l’affitto a prezzi politici dei numerosi beni o in amministrazione giudiziaria o provenienti dai fallimenti. Inoltre, sarebbe opportuno che si iniziassero le procedure per l’acquisizione, anche parziale, delle ingenti somme di denaro confiscate ai mafiosi che, per legge (n. 575/65 e successive modifiche), dovrebbero essere assegnate ai comuni dove è avvenuta la confisca, per procedere, in seguito, con il recupero e la manutenzione del patrimonio pubblico che per carenza di risorse economiche non è a norma di legge e quindi non è immediatamente assegnabile.
Palermo, 17 settembre 2008
Nadia Spallitta – gruppo Un’Altra Storia

LA REPUBBLICA 18 settembre 2008
Sgomberati dello ZEN ancora senza un tettodi Antonio Fraschilla…
Ad oggi il Comune paga l’albergo a 430 persone, per una spesa che si aggira sui 4 milioni di euro all’anno, tutti debiti fuori bilancio. Anche Nadia Spallitta di Un’Altra Storia si dice contraria all’utilizzo degli alberghi: Dovrebbe intraprendersi un’azione congiunta di tutte le amministrazioni pubbliche che, in qualche modo, detengano e possiedano gli immobili utilizzabili per fini alloggiativi, dice la Spallitta: Mi riferisco in particolare agli organi di amministrazione della giustizia, con i quali il Comune potrebbe stipulare protocolli d’intesa per l’affitto a prezzi politici dei numerosi beni o in amministrazione giudiziaria o provenienti dai fallimenti.

Antifascismo: la propaganda antisemitica nel periodo fascista

Il periodo fascista è stato caratterizzato da una propaganda antisemitica in cui si sosteneva il linea generale il razzismo. In questa propaganda si collocavano due organi decisionali in materia di razzismo: l’Ufficio Razza del Ministero della Cultura Popolare e la Demorazza del Ministero dell’Interno, oltre al GUF, che dipendevano direttamente dal Partito Nazionale Fascista.Attraverso questi mezzi veniva propagandato l’antisemitismo, ognuno diffondeva le proprie idee di razzismo.In questo periodo si susseguirono diversi scontri fra gli uffici decisionali della propaganda antisemita che evidenziano come i personaggi coinvolti nella propaganda antisemita erano fra loro spesso in contraddizione.All'epoca, di rilievo il sabotaggio degli uffici decisionali a due riviste appena nate: Il diritto razzista di Stefano Maria Cutelli e la rivista Sangue e Spirito di Julius Evola, considerate dannose e fuori luogo.La propaganda aveva il fine di acquisire consensi nell'alterare le coscienze degli italiani, rispecchiava chiaramente ciò che stava avvenendo in Germania: riuscire ad associare nelle menti della gente comportamenti di assoluta atrocità a giuste cause per il bene di ciò che era più caro: financo si associò l'ebreo al diavolo o al pedofilo che insidia i nostri figli e violenta le nostre donne.Le riviste predisposte alla propaganda antisemita, dal 1938 al 1943, sono state:- La difesa della razza;- Razza e Civiltà;- Il diritto Razzista;- Il problema ebraico;- Razzismo;- Razza.Ognuna con le proprie ragioni, ed in misura diversa, hanno assolto al loro compito: propagandare l’antisemitismo.
Filippo Macaluso

giovedì 23 ottobre 2008

Mascherine dei Vigili: DPI o non DPI questo è il problema


Proprio così, sembrerebbe che le mascherine non siano da considerare Dispositivi di Protezione Individuale (DPI): è ciò che, è stato detto nell'incontro del Giorno 30-09-2008, alle ore 10.00. Un incontro, voluto fortemente dal Comandante dei vigili di Palermo, Dott. N. Purpura, per fare chiarezza in maniera definitiva, sugli apparecchi di protezione delle vie respiratorie, più comunemente chiamate, "mascherine". La riunione è stata richiesta dal Comandante anche alla luce del fatto che due operatori di P.M., recentemente, hanno ricorso alle cure mediche, presso un nosocomio cittadino, a seguito di malore provocato da un prolungato uso della mascherina. Ebbene dai referti medici, a quanto pare, è emerso una percentuale elevata di monossido di carbonio nel sangue.E’ comunque doveroso, per chi non ha conoscenza della storia, spiegare sommariamente quello che è successo nel recente passato.Nel 2005 l’A.C. acquista 162.601 mascherine protettive, a 1.23 euro ciascuna e per la somma complessiva di 240.000 euro, con lo scopo di proteggere gli operatori di P.M. che lavorano per strada, esposti agli agenti inquinanti. Da subito i COBAS hanno contestato tale acquisto per tutta una serie di irregolarità che andavano, da una non corretta valutazione del rischio specifico, da un documento di valutazione dei rischi che non era stato ancora redatto e quindi al momento dell’acquisto inesistente, dal fatto che dei pareri di illustri tecnici per giunta chimici ne hanno dichiarato l’inutilità e la dannosità, come si evidenzierà appresso.Da circa due anni i COBAS vanno avanti a inondare di note sia l’ufficio autonomo per la sicurezza , sia l’organo di vigilanza, sia il medico competente, sia il datore di lavoro,sia i vertici del comando di P.M. non trascurando una denuncia alla Procura della Repubblica.Ad un certo punto l’attuale Comandante si è posto un quesito abbastanza elementare. Ma insomma è possibile che tutti questi professionisti della sicurezza si debbano solo scrivere e non incontrarsi per cominciare a discutere seriamente di tutela della salute di chi sta per strada? Insomma sapere se queste “benedettissime” e difesissime mascherine sono idonee per il caso specifico oppure no?Alle ore 10.30 circa si sono presentati in caserma una delegazione di 4 persone dell’ufficio autonomo per la sicurezza compreso il suo responsabile e tre dottori dell’A.S.L. che si occupa di sorveglianza sanitaria.Una cosa che è saltata subito agli occhi è che sia il medico competente responsabile che il responsabile dell’ufficio autonomo per la sicurezza, avevano entrambi una carpetta con su scritto COBAS. Questo per evidenziare che gli abbiamo dato un pò di materiale per riempire queste carpette. Dall’incontro è venuto fuori che il documento di valutazione dei rischi è stato redatto sulla base dei dati derivati dai rilevamenti delle centraline AMIA. A dire dello stesso R.S.P.P. (responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione) un documento basato su dei dati poco attendibili, tanto che nei primi di novembre si dovrebbe dare corso alla rilevazione tramite i radielli portatili (rilevamento ad altezza naso-bocca). Dai dati che emergeranno si potranno adottare le opportune cautele per la salute dei vigili.In seno alla riunione abbiamo attaccato il DVR (documento di valutazione dei rischi) perché il rischio chimico è stato valutato da un Ingegnere meccanico e non da un chimico, perché non c’è stata la consultazione degli RLS (rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza), perché non è stato mai effettuato un sopralluogo sul posto di lavoro, che per il viabilista risulta essere la strada, perché non è stato valutato il rischio acustico, perché non è stato valutato il rischio da stress psicologico e tantissimi altri errori che secondo noi sono presenti nel DVR e sono quindi pregiudiziali a qualunque protocollo di prevenzione e protezione. Devo dire che il Comandante in modo energico ha stoppato le polemiche e le diatribe che stavano nascendo focalizzando l’attenzione sul fatto che si deve fare qualcosa di concreto per la tutela della salute del lavoratore. Ha evidenziato, inoltre, che risulta chiaro che il DVR è stato redatto in maniera superficiale e che questo presenta parecchie lacune che dovranno essere colmate con una attenta analisi futura.Ha poi inserito a verbale che dovranno essere considerati i rischi acustici e psicologici, quest’ultimo di primaria importanza. Inoltre ha avanzato una precisa richiesta sull’utilità o meno di queste mascherine. Se i colleghi la devono indossare obbligatoriamente, per quanto tempo, in che condizioni e se può essere dannosa per la salute degli stessi operatori.Da oltre due anni urliamo che le mascherine in questione in presenza di una combinazione di sostanze inquinanti sia in forma gassosa sia in forma solida sono inutili e dannose. In sostanza queste mascherine sono certificate per le polveri sottili solamente in determinate condizioni ambientali difficilmente riscontrabili in un ambiente esterno e mai utilizzabili in presenza di sostanze in forma gassosa, ciò è facilmente desumibile, anche, dalla stessa scheda del costruttore. A favore della nostra tesi, sulle mascherine, si sono pronunciati:
il Dott. Eugenio Cottone, Presidente dell'Ordine Interprovinciale dei Chimici della Sicilia, con un parere tecnico sulle mascherine fornite ai vigili di Palermo;
Prof. Luigi Allegri, direttore della Scuola di specializzazione di malattie respiratorie dell'università di Milano: "Pensare di difendersi con le cosiddette mascherine antismog è una pia illusione: la trama di questi tessuti ha buchi 100 volte superiori alle dimensioni delle particelle dannose. Gli unici filtri realmente antismog si chiamano Epa, realizzati con materiali altamente tecnologici, ma il loro costo è proibitivo. Si tratta degli stessi filtri usati per le maschere antigas"
Anche il Medico Competente ribadiva che questa mascherina non era sicuramente una risoluzione definitiva del problema, ma era un piccolo aiuto a livello parziale in quanto questa è destinata solo al filtraggio delle polveri sottili e non ad altre sostanze presenti nell’aria. Lo stesso medico conveniva con le segnalazione dei COBAS quando hanno denunciato che dette mascherine non potevano essere indossate con obbligatorietà e che l’indosso non fosse demandato all’arbitraria decisione dell’agente operante, ma che quest’ultimo fosse informato sulle modalità d’uso.Alla richiesta se queste mascherine fossero considerate dei DPI qualcuno dei tecnici in sala ha detto: no le mascherine non sono DPI. E lo ha detto giustamente in quanto se fossero DPI si prefigurerebbe l'obbligatorietà. Obbligatorietà contestata in maniera ufficiale dal medico competente stesso, che ne limitava l’uso solo nei casi in cui c’era un sovraccarico di smog, quindi temporaneamente.Lo stesso medico ribadiva, a conferma di ciò, che i filtri delle mascherine sono soggette a saturazione e quindi devono essere cambiate spesso.In pratica queste mascherine stanno cominciando a farci un po di pena. Prima difese a spada tratta, ora bistrattate da tutti, additate, ma ultimamente distribuite in maniera massiccia tra tutto il personale.Il Comandante ha poi invitato tutti a collaborare ognuno per la propria competenza, aggiornando un altro tavolo tecnico per il 15 ottobre 2008 sempre alle ore 10.00.
E la storia continua .............
CiccioSpena

Questi COBAS così scomodi in pubblico, ma ricercati nel privato. di CiccioSpena

Capita, molto spesso, che appartenenti ad altri sindacati si rivolgono a Noi dei COBAS per essere tutelati o per evidenziare una problematica particolare. Ho molte volte cercato di dare una spiegazione a questo fenomeno.Come possono alcuni lavoratori, appartenenti a sindacati molto più rappresentativi e più "influenti" del nostro, rivolgersi a Noi anzicchè evidenziare il problema ai loro rappresentanti?Probabilmente perché questo lavoro, della tutela dei singoli e della denuncia di fatti particolari, non appartiene alla logica comune di alcune sigle sindacali. Le cosidette organizzazioni sindacali rappresentative sono impegnate in attività più "nobili", come le diatribe contruattali a livello nazionale, i compromessi con i datori di lavoro, le scalate al potere politico, sindacale e gestionale. Ecco che, portare alla luce i disagi percepiti da talune categoria di soggetti o di singoli, entrare veramente in contrasto con i datori di lavoro, diventa una condotta poco strategica e redditizia. Proprio in questo punto si verifica una scollatura tra base lavorativa e classe sindacale. Purtroppo, gli attuali sindacalisti sono impegnati a discutere e lottare per fatti troppo distanti dalle realtà lavorative locali.Ho potuto notare, in questi ultimi tempi, sia in ambito politico, sindacale e ancor di più lavorativo, come si sia radicata e consolidata la logica dell'appartenenza. Vi sono delle lobby di potere che partono dal Politico, passano dal Dirigente (nominato dal politico) e arrivano sino al posizionamento (opera del Dirigente), negli uffici cardini, di elementi di fiducia. Tanti tasselli, ognuno con compiti diversi, ma convergenti verso lo stesso obbiettivo: l’assoggettamento delle masse e conseguentemente il loro controllo. Esso avviene con due diverse modalità: La prima facendo proselitismo, con l’assicurazione di privilegi in ambito lavorativo o ancora meglio con possibilità di guadagni economici “extra”. La seconda con l’inasprimento delle condizioni lavorative per coloro che non si allineano alla linea comune. Di conseguenza alcuni lavoratori e purtroppo si tratta di una grande maggioranza, sono soggetti ad una sorte di condizionamento psicologico che impedisce questi di palesare i propri disagi. Il denunciare o richiedere anche le più elementari forme di diritto, ecco che diventa un ostacolo insormontabile per chi non possiede una struttura nervosa tale da reggere la fuoriuscita dalla "famiglia". In questo attuale modello organizzativo si sono creati I NUOVI SCHIAVI. Politici, Dirigenti, Funzionari, Sindacalisti, lavoratori che gestiscono e lavoratori che vengono gestiti non sono più padroni della propria libertà, viene impedito loro il lusso di una propria identità. Addirittura la semplice appartenenza ad un sindacato o ad una forza politica avversa risulta essere motivo di diversificazione di trattamento. E' constatabile che le valutazioni di parecchi dipendenti vengano addirittura influenzate negativamente solo per la loro appartenenza al sindacato COBAS. Permettetemi di dire che chi adotta questo sistema ha raggiunto una tale bassezza d’animo da doversi vergognare profondamente. Oggi si parla di libertà di stampa di parola e di pensiero, ma queste sono solo belle frasi, viviamo all'interno di un regime che gestisce le informazioni, censura le nostre parole e influenza i nostri pensieri, ma tutto ciò è avvolto da uno strato superficiale di apparente democrazia. Ci fanno credere di essere liberi, invece ci controllano e ci manipolano.
Le denunce, le difese dei singoli colleghi rappresentano un lavoro sporco e fastidioso per alcuni sindacati. Noi dei COBAS ne abbiamo fatto la nostra forza e sta alla base della nostra filosofia, perché siamo convinti che il vero sindacato, al momento attuale, momento in cui i veri valori e le iniziali ideologie sono andate perse, è quello che risolve i problemi spiccioli e porta beneficio immediato al lavoratore senza perdere di vista i grandi temi. Dei lavoratori che si rivolgono a Noi non resta traccia se non la classica stretta di mano e la raccomandazione di non divulgarne l'identità per i motivi di cui sopra. Oggi aderire al progetto COBAS è un atto di coraggio è un affermare la propria diversità dal conformismo ideologico. Inutile diventa la continua ricerca di una univocità d'intenti e di una compattezza fra tutte le sigle sindacali presenti sul panorama aziendale, perché utopistica e nemica delle strategie personalistiche. Ecco che i programmi e le strategie COBAS hanno una propria fisionomia scevra da condizionamenti di sorta se non quelli dettati dagli stessi lavoratori. Noi non abbiamo stretto patti o alleanze con nessuno, NOI SIAMO UOMINI LIBERI.
Siamo profondamente convinti che il sitema, l'ambiente e le condizioni di lavoro possono essere cambiate e che l'onestà ideologca, l'etica, la morale, il coraggio e la libertà di gridare il proprio disappunto non hanno prezzo.
FORZA, IN FONDO CI VUOLE SOLO IL CORAGGIO DI USCIRE DAL GUSCIO ED UNA VOLTA USCITI CI SI RENDERA' SUBITO CONTO CHE NON SIAMO POCHI.
CiccioSpena

La cultura organizzativa del Corpo di Polizia Municipale di Palermo, di Filippo Macaluso

La cultura organizzativa del Corpo di Polizia Municipale di Palermo.
Quante volte ci è capitato di desiderare un mondo migliore? A me tante volte! E penso che, almeno una volta, anche voi abbiate riflettuto su un mondo desiderato. In fondo siamo dei fanciulli e desideriamo vivere felici. Chi più, chi meno, sono questi i nostri sogni. Da grandi la coscienza di ciò che ci circonda modifica e limita i nostri sogni, ma continuiamo a sognare e a desiderare di vivere in un mondo a noi gradito. Inconsciamente non facciamo altro che mettere a confronto la nostra cultura, radicata nella nostra mente dai valori acquisiti nell’infanzia e modificati nella crescita, dalle credenze, dalle capacità, dai sentimenti, con quella che ci viene imposta dall'ambiente in cui ci muoviamo. E se i valori che si scontrano sono in conflitto ecco che, spontaneamente, esprimiamo un disagio interno: ansia, attacchi di panico, nervosismo, stress, sono alcuni effetti di questo vivere oggi in un ambiente troppo frenetico e lontano dai nostri valori: dalla nostra cultura.In questo approccio, nella società di oggi, gli uomini si dividono :
- in coloro che sono cresciuti già con uno spirito di adattamento che gli consente, senza scrupoli, di adattarsi a tutto, e su tutto se ne fanno una ragione: "il mondo è così, è degli opportunisti, è di coloro che sono più furbi, ed io devo essere, in questo, più bravo di tutti", o semplicemente, tirano a campare;
- altri, cresciuti con valori etici non riescono ad adattarsi ad una cultura in cui non si riconoscono e ne subiscono gli effetti, spesso, con l’isolamento.
Io sono convinto che la strada giusta sia quella dell’elevazione dei valori etici di moralità e di umanità, ma è solo una mia convinzione. Questo aspetto della vita di ogni individuo che può apparire di rilevanza prettamente personale ha, invece, una importanza di rilievo nelle organizzazioni aziendali, oggi, particolarmente attenzionato da quelle di successo. E' sempre di più un obiettivo, la ricerca di una più ampia condivisione della cultura organizzativa da parte dei dipendenti. La cultura di un’organizzazione è l’insieme di valori, convinzioni, conoscenze e modi di pensare, che mira ad avere la massima coesione dei membri.In alcune aziende la cultura organizzativa è talmente proiettata all’accumulo dei profitti che perfino gli elementi etici sono visti come degli ostacoli, per una logica degli affari: pur di raggiungere l’obiettivo, qualsiasi mezzo è giustificato, anche quello di calpestare ciò che eticamente dovrebbe essere giusto per definizione. La condivisione della cultura all’interno di un’organizzazione è, chiaramente, alla base della sua efficienza e del suo successo, in quanto fornisce ai membri un senso di identità e genera impegno nei confronti delle finalità su cui si fonda l’organizzazione. E’ abbastanza ovvio che solo condividendo la cultura dell’organizzazione i membri si sentirebbero spronati al raggiungimento di obiettivi in quanto li sentirebbero propri per il senso di partecipazione in loro generato. Addirittura avere la stessa cultura porterebbe i membri della base a essere volano di energie dal basso verso l’alto utili perché provenienti da fonti dirette.Conoscere bene la cultura organizzativa di un’azienda è fondamentale per apprendere le problematiche legate al grado di soddisfazione dei suoi membri e ai risultati di efficienza. Dopo questo excursus, sul concetto di cultura e sull’importanza che nelle aziende ci sia la maggior coesione nel condividerla, vorrei adesso analizzare la cultura organizzativa presente nel Corpo di Polizia Municipale di Palermo e come è cambiata negativamente negli ultimi anni. Il Corpo di Polizia Municipale nei suoi anni ha subito profondi cambiamenti che ne hanno modificato radicalmente i profili applicativi e relazionali interni.Fino all’anno 1997 gli operatori della Polizia Municipale erano strutturati su una base organizzativa sostenuta da un equilibrio relazionale interno legato all’anzianità. Tale circostanza generava nei dipendenti un senso di identità, più o meno grande, nei confronti dell’organizzazione interna. Questo determinava un senso di responsabilità nel riconoscere il proprio stato di subordinazione nei confronti del proprio collega più anziano, ed accettato di buon grado perché percepito giusto. Anche i profili applicativi e le relazioni esterne erano improntate alla condivisione di una cultura organizzativa che rifletteva quella del leader del capo settore. Un leader diventato tale e che riceveva la stima dei membri a lui subordinati per l’esperienza professionale maturata negli anni e per i profili umani che è semplice riconoscere in un collega anziano per la naturale associazione alla figura del fratello maggiore o del padre. Tutto questo dava, nonostante le difficoltà in ragione di una molteplicità di problematiche interne, senso d’unità. Nel 1997 un concorso interno e una infelice strategia determineranno un cambiamento della cultura organizzativa che non sarà più condivisa dalla maggior parte dei lavoratori, soprattutto dai Cobas. Principalmente, le cause che hanno determinato questo cambiamento della cultura organizzativa sono due:
- l’amministrazione comunale fa transitare dal comune dei dipendenti che prendono il posto dei capi settore, fino ad allora i veri leader, con grado superiore, riconosciuti tali dai lavoratori;
- riorganizza il corpo di polizia municipale con dei concorsi interni a titoli dove viene penalizzata la componente di anzianità che fino a quel momento era stata l’anello di sostegno più forte della struttura organizzativa; Gli effetti sono stati deleteri, per :
- un netto calo della professionalità, perché ovviamente chi passava dal comune al corpo di polizia municipale non poteva avere la competenza specifica di chi, invece, aveva potuto contare sull’esperienza maturata in anni di attività;
- un conflitto interno nei rapporti tra i dipendenti, dovuto principalmente all’inversione di ruoli: chi era stato in sottordine adesso ordinava e chi ordinava adesso era in sottordine.Un concorso interno che a fronte di una conquista, più per compromessi sindacali che per altro, e successivamente pagata anche a caro prezzo, ha creato nei rapporti interni un intreccio di ruoli. Questa situazione negli anni successivi è sempre più peggiorata anche per il nuovo sistema organizzativo in cui i dirigenti sono contrattualmente vincolati alla politica, e quindi in qualche modo da questa condizionati, oltre alla negativa circostanza che adesso non tutti i dipendenti sono uguali di fronte l'amministrazione. La maggior parte degli operatori in questa nuova cultura organizzativa con valori discriminanti ed ingiusti non si riconoscono: non condividono i valori espressi, il modo di pensare e di agire. E’ una cultura debole perché non ha il consenso generale, è limitato solo ai membri che in qualche modo appartengono al clan politico-sindacale creato per il raggiungimento e la gestione del potere su cui si basa l’organizzazione della polizia Municipale.I COBAS P.I. di Palermo, chiaramente, non condividono questa cultura di clan che attribuisce prerogative solo ai suoi membri di appartenenza e tende a tutelarli favorendoli nei percorsi interni di carriera.Vorremmo una cultura di clan, sì, ma concentrata sul coinvolgimento e sulla partecipazione di tutti e caratterizzata su principi di pari opportunità e di giustizia, su valori umani come prendersi cura dei dipendenti, delle loro esigenze e della consapevolezza dei disagi in cui essi si trovano; favorire la comunicazione e le relazioni tra la classe dirigenziale e i dipendenti per assicurare che dispongano di ciò che a loro necessiti per aiutarli a essere soddisfatti e allo stesso tempo produttivi.
Filippo Macaluso

L'ETICA DI UN SINDACALISTA. (Viaggio nel mondo sindacale) a cura di CiccioSpena

Sindacalista: seguace, sostenitore del sindacalismo – membro, dirigente delle organizzazioni sindacali.
Sindacalismo: il complesso di dottrine e di movimenti che mirano, mediante l'associazione dei lavoratori nei sindacati, ad ottenere per essi migliori condizioni di vita e a garantirne gli interessi economici.
Ma di chi?
Ho voluto cominciare proprio dalle definizioni indicate nel dizionario della lingua italiana per poi addentrarmi nell’argomento, passando prima attraverso una analisi generalizzata a livello nazionale per poi scendere alle realtà aziendali. Le origini del sindacato, nato con lo scopo di tutelare i diritti dei lavoratori, sono piene di onore e gloria. Purtroppo, lo spirito originario che ha dato luogo alla loro fondazione è ben lontano da quello appena detto. Eppure, i lavoratori, sono la classe che loro si sono prefissati di difendere. I lavoratori sono i motivi per i quali essi esistono, che dovrebbero essere sovrani ed invece sono sovrastati. Alle origini i valori erano veri ma, con il passare degli anni e le varie trasformazioni sociali e politiche, i sindacati, rendendosi conto della propria forza contrattuale, sociale, economica e politica, perdono di vista i principi iniziali e cercano di sfruttare a proprio favore tale potere. Ma, per giustificare queste affermazioni, vi prego di seguirmi in questo percorso. Tutti i sindacati NON HANNO, per legge, l’obbligo di redigere un bilancio. Questo significa che i soldi che entrano ed escono dalle loro casse non saranno mai portate a conoscenza dei cittadini. Fatturati miliardari e bilanci segreti. Forse non tutti sanno che i sindacati hanno migliaia di dipendenti. Che con il Governo centrale quotidianamente tratta questioni di potere. Alle spalle dei sindacati vivono società ed enti da essi controllati ed insieme muovono un giro d’affari enorme, che supera i 1300 miliardi. Nelle casse di questi circolano ogni anno circa 400 miliardi per i finanziamenti ai patronati, 300 per le ritenute sulle pensioni, 50 per le quote sulle prestazioni di disoccupazione agricola e 350 dal tesseramento dei lavoratori in attività. A tale cifra vanno aggiunti circa 200 miliardi, il costo sostenuto dallo Stato per i distacchi sindacali. A tutto questo si devono addizionare le somme provenienti dagli italiani ancora convinti che iscriversi ad un sindacato giovi a qualcosa che non siano le finanze del sindacato. La cosa più raccapricciante è che, in tutto questo, il Governo è connivente. Mi sembrerebbe utile un po’ di trasparenza nella gestione di questo potere. Ma non è finita, i Sindacati racimolano altri soldi attraversi i Caaf e i Patronati. I primi “Centri di Assistenza Fiscale”, solitamente, si occupano di presentare la denuncia dei redditi. Molti non sanno che lo Stato rimborsa ad ogni Caaf 14.33 euro a modulo 730 consegnato. A tutto questo, se non vi è ancora bastato, bisogna aggiungere uno sterminato patrimonio immobiliare. Oltre all’aspetto economico un altro aspetto degno di riflessione è la questione dei distacchi e dei permessi sindacali. Molto spesso il sindacalismo, che dovrebbe essere una missione, diventa una convenienza personale proprio per questi privilegi. Per chi percepisce questi distacchi sindacali, con la conseguenza di non prestare più la propria attività lavorativa in azienda, di fatto presta la sua opera in un’associazione privata qual’è il sindacato. Ma inspiegabilmente per tale periodo i contributi ricadano sullo Stato e non sul datore di lavoro. E non è finita qui, sono compresi anche, e vai a capire perché, i premi di produttività e i buoni pasto. Oggi i dipendenti statali dati in omaggio al sindacato sono 3.077 e costano al contribuente (Irap e oneri sociali compresi) 116 milioni di euro. Ai quali vanno sommati 9,2 milioni per 420 mila ore di permessi retribuiti. Di regalo in regalo, per i dipendenti che utilizza l'aspettativa, ai quali deve invece pagare lo stipendio, il sindacato usufruisce comunque di uno sconto: non paga i contributi sociali, che sono considerati figurativi e quindi a carico dell'intera collettività. Un privilegio che hanno perduto perfino le assemblee elettive (a partire dal parlamento). Ma i sindacati no. I sindacati italiani sono una vera e propria macchina di denaro e di potere temuta in primo luogo anche dalla classe politica. Lo Stato consapevole della forza dei sindacati concede privilegi e adula questi allo scopo di stringere un cosiddetto patto di non belligeranza. E’ veramente incredibile e inaccettabile il fatto che il sindacato è l’anticamera della politica. La carriera sindacale sfocia sistematicamente in quella politica. Esempio eclatante Fausto Bertinotti (CGIL) Franco Marini, Cesare Damiano, Rosa Rinaldi(CISL), Antonio Montagnino con un passato alla CISL, Paolo Ferrero (ex delegato Fiom-Cgil,)Franca Donaggio (ex Cgil Trasporti), Sergio D'Antoni (ex numero uno della Cisl),Patrizia Sentinelli (già alla Cgil Scuola),Giampaolo Patta, che viene dalla Cgil, Alfiero Grandi,Titti Di Salvo, Teresa Bellanova, Pietro Marcenaro, Andrea Ranieri, Gianni Pagliarini, Maurizio Zipponi (CISL), Sergio Cofferati, Gaetano Sateriale, Ottaviano Del Turco e mi fermo qui per non dilungarmi ulteriormente. Leggo spesso sindacato di sinistra o di destra quasi come se fosse una cosa normale. L’appartenenza politica diventa quasi un valore aggiunto al sindacato non rendendosi conto che le due cose sono incompatibili. E qui devo tirare in ballo Weber economista, sociologo, filosofo e storico tedesco, considerato uno dei padri fondatori dello studio moderno della sociologia e della pubblica amministrazione. Weber si muove all’interno di una filosofia dei valori i cui presupposti sono la distinzione tra essere (Sein) e dover essere (Sollen) e il riconoscimento di una pluralità di sfere dei valori. A differenza della scienza, che ha a che fare coi fatti, la filosofia si occupa dei valori e dei principi. La prima forma di etica fa riferimento a principi assoluti, che assume a prescindere dalle conseguenze a cui essi conducono: di questo tipo sono, ad esempio, l’etica del religioso, del rivoluzionario o per l’appunto del sindacalista, i quali agiscono sulla base di ben precisi principi, senza porsi il problema delle conseguenze che da essi scaturiranno. Si ha invece l’etica della responsabilità in tutti i casi in cui si bada al rapporto mezzi/fini e alle conseguenze. Sicché l’etica dei principi e quella della responsabilità sono due etiche opposte e inconciliabili, che fanno capo a due diversi modi di intendere la politica, come nota Weber. L’etica dei principi è, in definitiva, un’etica apolitica, come è testimoniato dal Cristiano che agisce seguendo i suoi principi e senza chiedersi se il suo agire possa trasformare il mondo. Al contrario, l’etica della responsabilità è indissolubilmente connessa alla politica, proprio perché non perde mai di vista (e anzi le assume come guida) le conseguenze dell’agire. Sta proprio in questa compenetrazione di questi due tipologie etiche il problema della povertà dell’attuale sindacato.I valori, i principi, l’etica, la morale, sono indissolubili e chi li possiede non può ne soffocarli ne piegarli agli scopi personali. Il sindacalista-politico rischia di compromettere l’oggettività del suo operare, che dovrebbe essere votato all’imparzialità. Non capisco l’utilità’ dei sindacati. Non quelli odierni, almeno. Ma oggi che ruolo hanno? Il loro operato e’ pregno di politica e di raccomandazioni. Favoritismi, pressioni, privilegi, gestioni clientelari, distacchi e permessi sindacali, sono sotto gli occhi di tutti e fanno parte del nostro mondo quotidiano e purtroppo non rappresentano più qualcosa di cui stupirsi. Ognuno di noi può citare esempi del genere. Quando la rappresentanza in azienda si costituisce su queste basi, è il DNA del sindacato a subirne una degenerazione; e la sua missione effettiva viene percepita dalla generalità dei lavoratori non come quella di proteggere i più deboli ma come quella di abbassare il livello minimo dovuto di correttezza e di impegno produttivo. Qui c’è un evidente conflitto d’interessi: il sindacalista dovrebbe, per il proprio buon nome, prima di tutto darsi un codice etico che individui esplicitamente quel possibile conflitto e impedisca il diffondersi del fenomeno. Codice etico e comportamentale che i potenti della categoria si guarderebbero bene dal crearlo. L'etica nel sindacato dovrebbe essere marchiato nella carne dei sindacalisti per i profili umani in cui si muovono a difesa dei più bisognosi: crescono per i bisogni dei lavoratori.Il vero sindacalista è colui che sposa i problemi non propri, colui che, pur andando contro i propri interessi, si fa da parte a favore dei lavoratori. Il sindacalista è colui che rappresenta l’imparzialità, colui che si sacrifica per le giuste cause senza risparmiare energie. Sembrerebbe proprio di parlare di una figura che ai giorni d’oggi è anacronistica e proprio per questo suscettibile di ilarità. Il sindacalista dovrebbe essere il primo a lottare e l’ultimo a godere dei benefici conseguenti. Un sindacalista che non si ispira a questa etica non può definirsi sindacalista per definizione, probabilmente: un politico o un affarista questo si, ma per favore non parliamo di sindacato e non offendiamo l'intelligenza dei lavoratori, che possono essere vittime di un sistema politico-sindacali ma non stupidi. Purtroppo gli odierni sindacati rappresentano solo alcuni, ma prendono decisioni che riguardano tutti e gestiscono risorse che appartengono a tutti. Per favore ditemi che ho un incubo e che persone come Salvatore Carnevale, Placido Rizzotto e molte altre ancora non sono mai esistite. Riportare il Sindacato alle originarie ideologie si può, basta volerlo con la consapevolezza della forza della base e con le armi dei valori etici di altruismo e di uguaglianza e con la forza del ragionamento, come alcuni uomini della storia ci hanno insegnato: nulla è impossibile, fra tutti: Gandhi.Obbligare i sindacalisti a fare i sindacalisti.
CiccioSpena
. . . e adesso, volete ancora rimanere nella ciotola a guardare dal basso verso l'alto?In fondo, ci piove addosso sempre quello che ci meritiamo.
riflessioni di Filippo Macaluso

Sorveglianza Sanitaria secondo il D.Lgs. 81/08

La Sorveglianza Sanitaria attuata in azienda dal Medico Competente è disciplinata dal Decreto Legislativo n. 81 del 2008.L'articolo 41 del decreto descrive le caratteristiche in cui la Sorveglianza Sanitaria è ammessa e stabilisce le sue modalità di attuazione secondo precisi vincoli
Articolo 41 - Sorveglianza sanitaria1. La sorveglianza sanitaria è effettuata dal medico competente:a) nei casi previsti dalla normativa vigente, dalle direttive europee nonché dalle indicazioni fornite dalla Commissione consultiva di cui all’articolo 6;b) qualora il lavoratore ne faccia richiesta e la stessa sia ritenuta dal medico competente correlata ai rischi lavorativi.2. La sorveglianza sanitaria comprende:a) visita medica preventiva intesa a constatare l’assenza di controindicazioni al lavoro cui il lavoratore è destinato al fine di valutare la sua idoneità alla mansione specifica;b) visita medica periodica per controllare lo stato di salute dei lavoratori ed esprimere il giudizio di idoneità alla mansione specifica. La periodicità di tali accertamenti, qualora non prevista dalla relativa normativa, viene stabilita, di norma, in una volta l’anno. Tale periodicità può assumere cadenza diversa, stabilita dal medico competente in funzione della valutazione del rischio. L’organo di vigilanza, con provvedimentomotivato, può disporre contenuti e periodicità della sorveglianza sanitariadifferenti rispetto a quelli indicati dal medico competente;c) visita medica su richiesta del lavoratore, qualora sia ritenuta dal medico competente correlata ai rischi professionali o alle sue condizioni di salute, suscettibili di peggioramento a causa dell’attività lavorativa svolta, al fine di esprimere il giudizio di idoneità alla mansione specifica;d) visita medica in occasione del cambio della mansione onde verificare l’idoneità alla mansione specifica;e) visita medica alla cessazione del rapporto di lavoro nei casi previsti dalla normativa vigente.3. Le visite mediche di cui al comma 2 non possono essere effettuate:a) in fase preassuntiva;b) per accertare stati di gravidanza;c) negli altri casi vietati dalla normativa vigente.4. Le visite mediche di cui al comma 2, a cura e spese del datore di lavoro, comprendono gli esami clinici e biologici e indagini diagnostiche mirati al rischio ritenuti necessari dal medico competente. Nei casi ed alle condizioni previste all’ordinamento, le visite di cui al comma 2,lettere a), b) e d) sono altresì finalizzate alla verifica di assenza di condizioni di alcol dipendenza e di assunzione di sostanze sicotrope estupefacenti.5. Gli esiti della visita medica devono essere allegati alla cartella sanitaria e di rischio di cui all’articolo 25, comma 1, lettera c), secondo i requisiti minimi contenuti nell’ALLEGATO 3A e predisposta su formato cartaceo o informatizzato, secondo quanto previsto dall’articolo 53.6. Il medico competente, sulla base delle risultanze delle visite mediche di cui al comma 2, esprime uno dei seguenti giudizi relativi alla mansione specifica:a) idoneità;b) idoneità parziale, temporanea o permanente, con prescrizioni o limitazioni;c) inidoneità temporanea;d) inidoneità permanente.7. Nel caso di espressione del giudizio di inidoneità temporanea vanno precisati i limiti temporali di validità.8. Dei giudizi di cui al comma 6, il medico competente informa per iscritto il datore di lavoro e il lavoratore.9. Avverso i giudizi del medico competente è ammesso ricorso, entro trenta giorni dalla data di comunicazione del giudizio medesimo, all’organo di vigilanza territorialmente competente che dispone, dopo eventuali ulteriori accertamenti, la conferma, la modifica o la revoca del giudizio stesso.

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